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hi giunge in Pugliasi trova d’avanti ad un paesaggio unico. Dal Gargano sino all’estrema punta di capo santa Maria di Leuca si snodano senza soluzione di continuità, in una campagna che cambia colore, prima nera, poi bianca ed in fine rossa, gli ulivi nodosi, contorti, secolari, sacri e i filari di vigneti carichi di uva dai colori scuri e dagli intensi profumi. All’estrema propaggine della Puglia si trova il Salento. Non c’è luogo al mondo che abbia tanti ulivi e viti, come questa regione all’estremo limite del “tacco d’Italia”, che si allunga tra l’Adriatico e lo Ionio, confine geografico e culturale tra occidente ed oriente. Qui, nei secoli, le culture si sono avvicendate, stratificate, integrate fondendosi sempre in feconde ed originali espressioni di civiltà. Quelli della coltura dell’ulivo e del frantoio, della vite e della cantina sono riti che si rinnovano ritmicamente, ormai da secoli. Come si riscontra nella tradizione popolare dei proverbi e degli indovinelli e negli scritti dei poeti e nei diari di viaggio dei viandanti. È così da sempre, cioè da quando questa terra ha donato la sua anima, e l’anima della sua gente, alle sue piante “sacre”.
Durante la molitura delle olive o la vendemmia, quando si “spremono” i frutti pazientemente attesi per un anno intero, e si spandono per l’aria le fragranze ed i profumi inebrianti dell’olio e del mosto. Il Salento. Una terra bianca, calcarea, senza l’acqua ormai scomparsa per sempre nei meandri profondi delle sue viscere, dove ci si incanta al cospetto di paesaggi intatti e primitivi, e ci si lascia rapire in un turbinio di emozioni. Qui, filari di palme e di pini mediterranei delimitano i viali bruciati dal sole e ci introducono, insieme alle cicale, ai modesti “paiari”, ricovero degli attrezzi nei tempi andati, e alle masserie, con le loro “corti” e ricoveri, portali maestosi, finestroni riccamente ornati, colonnati e pozzi. A protezione dell’entroterra e dei suoi villaggi, delle ricche case padronali e degli agi della nobiltà, così come della cristianità, sorgevano lungo tutta la costa del Salento, da Otranto a Gallipoli, alte sulle scogliere, tra cespugli di timo, ginestre e pale spinose di fichi d’india, le torri di guardia,che con i loro fuochi segnalavano l’arrivo dei pirati saraceni.
Al loro riparo, l’economia frugale, con piccole “corti” per le numerose pecore, “paiari” , e canneti stesi per essiccare al sole i pomodori ed i fichi. Di questo è fatto il Salento, terra tra due mari. Per chi vuol visitare questa terra splendida, la migliore conclusione di una giornata passata per campi, a visitare masserie o lungo le incontaminate coste, disseminate di approdi, non può che essere quella di finire seduti in un'altra masseria. Magari in una di quelle, sempre più numerose, che si danno all'agriturismo. Qui si potranno gustare i sapori semplici della cucina salentina, all'aperto, sotto i pergolati di vite, nelle corti, o all'interno, nei freschi “cantinoni” dalle caratteristiche volte a botte tirate a conci di pietra viva. Se farà freddo ci si potrà riscaldare al fuoco del “cantune”, il classico camino largo con le panche all’interno, a raccontare storie e bere vino. In qualche masseria-albergo si potrà anche pernottare nelle stanze con i loro lettoni alti dalle spalliere di ferro battuto. Questi sono i simboli di una civiltà contadina viva, che il tempo della cultura urbana e la modernità non hanno cancellato, e che tanta nostalgia procurano a chi, anche per un solo istante, li ha vissuti.

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